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Roma 11 luglio 2012

ASSOCIAZIONE STAMPA ROMANA

Roma 11 luglio 2012

Stampa Romana


ASSOCIAZIONE STAMPA ROMANA

La crisi dell’editoria, lontana dall’essere al suo epilogo, richiede

un sistema coordinato di intervento degli Enti di categoria.

L’Ordine dei Giornalisti è quindi chiamato a concorrere e partecipare, nella sua specificità, alla protezione del principio irrinunciabile di libertà e autonomia nell’esercizio della professione.

Da anni chiediamo una riforma che metta l’Ordine dei giornalisti nelle condizioni di adeguarsi ai cambiamenti dello scenario editoriale, tenendo fermi i principi etici e deontologici senza i quali la professione giornalistica rischia la subalternità.

L’occasione storica per una riforma adeguata ai tempi è fornita dal riordino di tutte le professioni imposto dal Dpr presentato dal ministro Paola Severino e alla quale ora non possiamo far mancare il contributo specifico della nostra categoria chiedendo che vengano riconosciute la specificità e peculiarità sancite dalla Carta Costituzionale. Ora invece di sta rischiando l’impasse consegnando al tavolo del confronto una riforma parziale, frutto del lavoro di un comitato ristretto.

Come il sindacato sostiene da anni per noi è giornalista chi svolge la professione, dentro e fuori le redazioni e non è impegnato in altre professioni che nulla hanno a che fare con la nostra.

Un Ordine dei Giornalisti che non rappresenta e non concorre al rafforzamento della categoria, non in grado di fronteggiare la congiuntura, si consegna oltre che alla perdita di autorevolezza, alla subalternità a centri decisionali portatori di interessi diversi da quelli che ci riconosce ed attribuisce la Costituzione e non è in grado di tutelare i propri iscritti.

In un sistema editoriale collassato non è immaginabile una risposta ispirata al cabotaggio minimo dell’interesse e della parzialità. Non possiamo incagliare il percorso della riforma dell’Ordine dei Giornalisti, come rischia di essere con le norme contenute nel Dpr, in un dibattito interno e chiuso mentre fuori il futuro è iniziato, senza regole.

Per quanto ci riguarda non ci sono solo i temi della formazione e dell’accesso tra gli adempimenti richiesti, sul primo, peraltro, si è fortemente lavorato . Si deve mettere mano alla semplificazione del sistema, a cominciare dal Consiglio, all’eliminazione di bizantinismi, al rafforzamento dell’impianto etico. Al rilancio della professione in sintesi, della sua qualità e della responsabilità del fare informazione. Per questo obiettivo, se non vogliamo mancare questa ultima occasione, il Consiglio direttivo di Stampa Romana chiede che si giunga all’elaborazione di un progetto di riforma dell’Ordine professionale che rappresenti e rafforzi chi svolge effettivamente la professione giornalistica e chiede che venga avviata una effettiva consultazione con il sindacato e gli Enti di categoria al fine di compiere lo sforzo comune adeguato alla congiuntura e che sappia guardare alla prospettiva della professione.

In gioco non è solo il futuro della nostra professione, ma l’esercizio del principio di libertà alla base della nostra funzione nella dialettica democratica.

 

 



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