NEWS

SALUTE E FATTORI AMBIENTALI

Maria Luisa Felici


SALUTE E FATTORI AMBIENTALI

di Maria Luisa Felici (*)

“Tutte le sostanze sono veleno, non ce n’è alcuna che non lo sia,

la giusta dose differenzia un veleno dalla cura”.

(Paracelso)

Ad un primo sguardo, la geologia, disciplina fondamentale delle Scienze della Terra, può apparire lontana dai problemi della saluta umana. Se invece consideriamo le rocce e i loro singoli costituenti, i minerali, ci rendiamo conto che in realtà, in un ambiente  naturale, siamo circondati da elementi chimici che vengono assorbiti dagli esseri viventi (piante, animali e esseri umani) tramite l’aria, il cibo e l’acqua. Non deve pertanto stupire che se negli ultimi anni si è iniziato a parlare di geologia medica o di geomedicina, definita quest’ultima come la disciplina che studia la reciproca influenza di fattori geografici e/o geologici sulla salute umana (Marktl, 2000; Bølviken, 1998)1,2.

Apparentemente nuova, in realtà questa disciplina era già studiata in passato, in quanto i nostri antenati avevano scoperto le interrelazioni che intercorrevano tra i minerali di arsenico, mercurio e piombo, estratti dalle miniere, e la salute dei minatori e delle persone che abitavano in prossimità dei luoghi di estrazione, e anche le benefiche virtù delle acque minerali, ricche di elementi chimici in grado di mitigare gli effetti di alcune patologie e di apportare salute e benessere fisico.

Gli elementi chimici in traccia presenti in natura, metalli (piombo, ferro, rame, zinco, selenio, etc.) e non metalli (calcio, potassio, fosforo, tanto per citarne qualcuno) sono utili e/o indispensabili al perfetto funzionamento dell'organismo umano, ma nello stesso tempo possono avere conseguenze negative sulla salute umana quando ingeriti in quantità inferiori o superiori ai valori medi raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). È ben noto, ad esempio, che l’eccesso di iodio è responsabile di alcune malattie della tiroide; pericolose intossicazioni derivano da eccessivi quantitativi di metalli e non metalli nelle acque, come è il caso dell'arsenico, dei nitrati tipici dell’aree sottoposte a forti fertilizzazioni, del selenio.

 

AMBIENTE E TOSSICITA’

La qualità del suolo riveste una importanza fondamentale, in quanto fonte primaria degli elementi e delle sostanze di cui necessitano gli organismi viventi e in particolare, l’essere umano, che li assorbe attraverso la dieta alimentare. I rapporti tra ambiente e ciclo alimentare sono controllati da numerosi fattori: climatici (temperatura, umidità, pressione, etc.), geologici (minerali, acque superficiali e/o sotterranee, faglie e fratture del terreno, attività vulcanica e plutonismo), geochimici (pH, potenziale di ossido-riduzione, carica ionica degli elementi in traccia, attività batterica, fabbisogno di ossigeno biologico, etc.)3.

La biodisponibilità, intendendo con questo termine la percentuale o frazione di una specie chimica disponibile per essere assimilata da un organismo vivente, può quindi variare da un ambiente all'altro in relazione ai sopracitati fattori.

La gamma degli effetti dell’inquinamento dei suoli sui viventi è legata a diverse variabili tra cui tipo e quantità di contaminante, modalità e tempo di esposizione, fattori genetici individuali. Tra le sostanze inquinanti, come accennato in precedenza, alcune hanno un preciso rapporto con la geologia, in quanto  possono contenere minerali (amianto, antofillite, crisotilo), metalli (piombo, cadmio, arsenico, selenio, etc.), elementi radioattivi di origine naturale, contaminanti acidificanti (SOx, NOx), polveri geogeniche (da eruzione vulcanica, ad esempio).

Cadmio, arsenico, piombo e mercurio sono considerati teratogeni, ovvero possono produrre effetti che portano allo sviluppo di anomalie e malformazioni nel corpo umano. Se fino a qualche decennio fa, le sorgenti di questi elementi erano per lo più limitate alle miniere, oggi, la loro diffusione, a causa dello sviluppo industriale è molto più ampia: l'inalazione di particelle e polveri di metalli pesanti è universalmente riconosciuta come causa di silicosi, cancro ai polmoni, patologie legate all’assorbimento di radiazioni.

Altri esempi  di influenza nociva sull’organismo umano sono rappresentati dal fluoro e dal radon.

Il fluoro è un gas giallo-verdastro appartenente alla famiglia degli alogeni, altamente reattivo e presente sotto forma di fluoruro in rocce, piante, animali, aria e acqua in varia concentrazione. Considerato un oligoelemento essenziale nell'alimentazione umana, le sue tradizionali sorgenti sono le aree vulcaniche e le acque a cui negli ultimi cinquanta anni si sono aggiunte anche le attività industriali (fertilizzanti, produzione di alluminio, etc.). Se non eliminato adeguatamente, il fluoruro in eccesso può causare vari problemi, che vanno dalla formazione di strie e macchie su denti ed unghie fino alla fluorosi dentale, che comporta una maggiore suscettibilità dei denti a carie, fragilità, smalto privo di lucentezza e alla fluorosi dello scheletro, causa di aumento nella densità delle ossa, a cui si abbinano ispessimenti osteofitici3.

Casi noti di fluorosi dentale sono stati studiati in numerosi paesi. In alcune aree dell’Africa, ad esempio, le acque presentano una concentrazione di fluoro fino a 180 mg/l contro un valore medio raccomandato di 1,0-1,5 mg/l.

Il radon è un gas chimicamente inerte che si forma naturalmente come prodotto radioattivo del decadimento del radio, il quale, a sua volta, deriva dal decadimento dell’uranio-238, ed è presente in quantità variabile nella crosta terrestre, soprattutto nelle aree vulcaniche. Il gas tende a concentrarsi in rocce usate nell'edilizia, tufi, pozzolane, graniti, come materiale da costruzione. Il radon ha un tempo di dimezzamento di 4 giorni al termine dei quali decade in altri elementi radioattivi tra cui il polonio-218 e il suo isotopo polonio-214, emettendo anche particelle ionizzanti tipo alfa, beta o gamma4.

Se inalato, il gas viene prontamente esalato, ma i suoi prodotti possono accumularsi nell'epitelio bronchiale esponendo le cellule all'irradiazione radioattiva.

La sua concentrazione varia da luogo a luogo, e nei luoghi chiusi può accumularsi rapidamente, entrando negli edifici da fondazioni, fessure dei pavimenti, condotte dei servizi. Inoltre il radon  può diluirsi anche nell'acqua.

Una ricerca svolta nel periodo 1989-1997 da alcuni enti di ricerca italiani ha rilevato un valore medio di radon pari a 70 Bq/m3, un valore5 elevato se confrontato con la media mondiale di 40 Bq/m3 ed europea di 59 Bq/m3. Nelle diverse aree italiane la situazione è alquanto diversificata, in quanto il valore varia da poche decine di unità ad oltre 100 Bq/m3 in Lazio, Campania, Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, con situazioni locali che possono oltrepassare anche i 1.000 Bq/m3.

Fortunatamente il radon è anche un gas che si disperde subito nell’atmosfera ed è per questo motivo che i metodi di contrasto al suo inquinamento prevedono essenzialmente, per gli edifici già esistenti, il sistema della ventilazione, eventualmente abbinato a depressurizzazione del suolo, pressurizzazione dell'edificio, chiusura delle vie di ingresso del radon. Per gli edifici di nuova costruzione occorre predisporre alcuni accorgimenti essenziali, come ventilazione naturale, vespaio, uso di materiali impermeabili al radon, etc.

Da quanto brevemente esposto, si può capire come sussistano strette relazioni tra il mondo vivente (piante, animali, esseri umani) e il pianeta Terra, tra qualità ambientale e salute e come sia più che mai necessario l’apporto scientifico multidisciplinare ad un nuovo approccio al concetto di salute umana.

(*) Giornalista ASMI

Geologa

 BIBLIOGRAFIA:

1 Bølviken B. (1998), Geomedicine, Norsk Journal Epidemiology, pp. 7-17.

2 Marktl W. (2000), Geomedicine in the interdisciplinary field of research - Possibilities in Austria, in: Geomedicine Seminar, Vienna, November 16 1999 - Baden, November 17 1999, Berichte der geologischen Bundesanstalt, Band 50, Wien, 2000, pp. 8-9.

3 Felici M. L. (2005), Fattori ambientali e salute: il ruolo degli elementi in traccia nella salute umana, Geologia dell’Ambiente, n. 3, pp. 8-15.

4 Felici M. L. (2008), Il pericolo radon. Progetti e normative a confronto, Ambiente e sicurezza sul lavoro, n. 3, marzo, pp. 28-31.

5 L'unità di misura del radon è il Becquerel il quale rileva il numero di disintegrazioni nucleari emesse in ogni secondo in 1 m3 di aria (Bq/m3).

 

 



A.S.M.I. - Via Valpolicella, 19 - Roma | Tel.: 06.8607.291 | Fax.: 06.8639.8937 | e-mail: segreteria@asmionline.it