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Roma, 27 novembre 2011

Analisi del rischio nella comunicazione medico scientifica

In ambito medico scientifico, la comunicazione gioca da sempre un ruolo cruciale, ma il sapere degli “esperti” deve essere necessariamente veicolato al pubblico.

Roma, 27 novembre 2011

Massimo Cecaro


Gli eccessivi allarmismi lanciati dai media sono agli occhi di tutti, si pensi ad esempio ai toni con cui si è trattata l’Influenza A, ai danni che sono stati inferti all’economia mondiale, trattando in maniera superficiale argomenti come BSE, diossina, pesce all’istamina, etc. Sull’onda di allarmismi infondati le ultime emergenze alimentari, secondo la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) sono costate all’intera filiera, dal campo al dettaglio, circa 5 miliardi di euro, tra mancate vendite, ritiro dal mercato, distribuzione di prodotti, blocco delle produzioni. Sempre secondo la  CIA nel dettaglio i danni provocati dalle ultime emergenze alimentari sono state stimate per la BSE in 2,8 miliardi di euro, Aviaria 800 milioni di euro, Diossina (carni,uova e latte) 370 milioni di euro.  L’esigenza di avere dei giornalisti, sempre maggiormente preparati e ferrati nelle materie medico scientifiche, è ad oggi una necessità, resa pubblica e manifesta anche dai più alti vertici dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti che dichiarano che ad oggi bisognerebbe mettere a punto un protocollo nazionale d’intesa tra l’Ordine dei giornalisti e l’Ordine dei medici, ispirato proprio ai rispettivi comportamenti da tenere in tema di comunicazione scientifica. E’indispensabile che venga maggiormente palesato il “One medicine approach”, già collaudato dai Paesi Anglosassoni. La collaborazione indispensabile che deve instaurarsi in ambito di sanità pubblica e medicina preventiva tra la medicina umana e veterinaria è ad oggi una necessità. Una corretta e sana comunicazione prevede un’attenta verifica della fonte, e la trattazione dovrebbe sempre riportare fatti certi e non possibili supposizioni a volte catastrofiche, che lanciano spesse volte intere popolazioni nel più totale panico (vedi Influenza A).

L’ O.M.S. definisce la sanità veterinaria come “la somma di tutti i contributi a completo benessere fisico mentale e sociale degli uomini attraverso la conoscenza e l’applicazione della scienza medico veterinaria” (World Health Organization Study Group. Future trends in veterinary public health. World Health Organ Tech Rep Ser 2002; 907:1-85). Per la tutela e la promozione della sanità pubblica è indispensabile  una stretta e mirata collaborazione fra la professione del medico umano e del medico veterinario, essenziale per la condivisione del sapere scientifico e la sua divulgazione . Per i medici veterinari e i medici di famiglia la comunicazione al cittadino non può che essere attendibile e precisa. La correttezza dell’informazione che essi veicolano al pubblico discende dalla deontologia professionale e dal rigore proprio delle discipline medico-scientifiche. Il vantaggio è quindi di riunire il sapere scientifico di entrambi e di considerarlo un messaggio interdisciplinare ed univoco, che non lascia lo spazio ad approssimazioni, inesattezze e allarmismi.  Il diritto di cronaca non deve travalicare il peso reale degli eventi, non va nascosto nulla, ma va usato il giusto tono.

Ad oggi la medicina veterinaria trova negli organi di stampa una rappresentanza, anche nell’ Associazione Stampa Medica Italiana, gruppo di specializzazione della Federazione Nazionale Stampa Italiana, costituita nel 1948 a Napoli, da un gruppo di medici e di giornalisti con il solo scopo di favorire la corretta informazione e divulgazione di notizie medico scientifiche tra gli stessi medici e l’opinione pubblica. Il rigore scientifico che lo contraddistingue è finalizzato alla garanzia di una sempre maggiore educazione sanitaria della popolazione e ad una più corretta informazione e divulgazione della ricerca e dei progressi in campo biomedico. Fin dal 1997 l’ASMI contribuì alla stesura di un ‘Codice di deontologia’ per il medico e per il giornalista per l’informazione scientifica in cui non era dimenticata la professione veterinaria.

 

 



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